SOPRAVVIVERE AL #CORONAVIRUS
RIAPRIRE DOPO
IL LOCK DOWN
Il caso studio dei locali cinesi
In attesa di conoscere la data in cui sarà possibile riaprire le nostre attività, infervorano le domande su quali saranno gli obblighi che la task force di esperti riterrà doverosi per farci operare riducendo al limite i rischi di contagio legati all'attività stessa.

Sarebbe utili, infatti, poter utilizzare questo periodo in cui il tempo libero non manca, per attivarsi e farsi trovare pronti per la fine del lock down.

Sappiamo bene che non sarà una ripartenza facile e non tutti gli esercenti potranno attuarla. Tuttavia non ci è ancora dato sapere quali saranno in concreto le cose da fare.

Per farci un'idea, non ci resta che dare uno sguardo a quanto sta accadendo a chi ha già superato il lock down e si trova già nella tanto attesa fase 2.

In Cina, ad esempio, i locali pubblici hanno cominciato a riaprire già a fine febbraio, ma con misure di sicurezza molto rigide.

All'ingresso troviamo subito la misurazione della temperatura effettuata dal personale con termometro ad infrarossi, contestualmente vengono richieste le generalità ed un recapito telefonico, per l'eventuale contact tracing qualora vengano scoperti casi positivi scoperti tra i clienti.

All'interno, gli allestimenti delle sale vendita sono stati modificati per consentire il rispetto tassativo del distanziamento, tramite apposita segnaletica e talvolta vere e proprie barriere fisiche.

I clienti, inoltre, possono accedere rigorosamente con mascherina, e sono ammessi in numero contingentato. I dispositivi di protezione individuale naturalmente obbligatori per tutto il personale sia in vendita sia se operativo nel back-end.

Un banco di prova non facile da affrontare per gli esercenti, dunque.

Senza contare che la complessa trafila scoraggia molti clienti. Ma il riaccendersi delle insegne di bar, ristoranti, fast food e caffetterie è stato, nonostante tutto, un importante segnale psicologico.