SOPRAVVIVERE AL #CORONAVIRUS

NORMATIVE PER
IL FOOD DELIVERY

Tutto ciò che serve sapere per effettuare le consegne a domicilio
Come anticipato nella conferenza del Presidente del Consiglio, tanto attesa FASE 2 avrà tempistiche di applicazione più lunghe del previsto. Per bar e attività di ristorazione si parla infatti di proseguire con l'attuale regime che prevede solo il delivery almeno fino al 18 Maggio. Dopo di ché, per le successive due settimane sarà possibile aggiungere il servizio d'asporto, con il divieto di assembramenti nei pressi del locale, e solo dal mese di Giugno, se tutto andrà bene, si potrà riaprire completamente.

Anche successivamente alla data del 01 Giugno, non esiste tuttavia certezza in merito agli effettivi flussi di clientela. La cosa certa e che dovranno essere intraprese rigide iniziative per il rispetto del distanziamento sociale. Il Presidente Conte è stato chiaro: finché non sarà disponibile un vaccino, sarà necessario assumere tutte le precauzioni necessarie ad evitare un nuovo picco dei contagi. Che si tratti di ingressi limitati, di barriere in plexiglass o di procedure di sanificazione da ripetere durante la giornata, sicuramente comporteranno un aggravio dei costi agli esercenti e di contro potrebbero dissuadere gli avventori dall'approcciarsi ai nostri punti vendita.

In questo scenario, come anticipato nel nostro articolo del 07 Aprile (Prepararsi al dopo crisi: il servizio di delivery), ecco che un servizio delivery ben strutturato potrebbe diventare un asset strategico fondamentale per la nostra attività.

Fino ad oggi, chi prima e chi dopo, in molti hanno intrapreso questa strada in maniera improvvisata e contingente al lock down del 11 Marzo. Complice anche una tolleranza comprensibilmente diffusa da parte degli organi di controllo, in pochi hanno pensato a mettersi in regola con la normativa. Nell'ottica di definizione e mantenimento di questo tipo di servizio, si rende ora necessario verificare i requisiti richiesti soprattutto in un'ottica di igiene e sicurezza alimentare.

Vediamo quindi cosa prevede la normativa, ricordando che molti aspetti sono gestiti in ambito territoriale e pertanto sarà fondamentale un passaggio di verifica presso l'ASL locale e gli uffici comunali.

Innanzitutto il primo requisito è che la nostra licenza preveda la possibilità di effettuare il servizio di consegna a domicilio. Nella gran parte dei casi dovrebbe essere così, tuttavia una verifica presso il SUAP (Sportello Unico delle Attività Produttive) comunale, ci mette al riparo da eventuali sorprese.

Il servizio di alimenti e bevande per consumo sul posto, o con facoltà di asporto, si definisce "somministrazione" e prevede una tipologia di licenza apposita, che normalmente viene affiancata dalla vendita al dettaglio per alcune tipologie di prodotti (ad esempio la bottiglia di vino venduta da asporto, con IVA 22%). E' proprio questa seconda autorizzazione quella che ci permetterebbe di effettuare il servizio di consegna a domicilio che si configura appunto come un'attività di vendita al dettaglio continuativa.

Qualora ne fossimo sprovvisti, dovremmo inoltrare la segnalazione certificata di inizio attività (la cosiddetta "SCIA") e predisporre il registratore di cassa con le diverse aliquote IVA (nel caso delle bevande alcoliche al 22%). Bisogna inoltre comunicare all'Agenzia dell'Entrate i codici Ateco della nuova attività secondaria che stiamo svolgendo.

Fatto ciò, saremo autorizzati ad effettuare il servizio delivery, ed ovviamente dovremmo rispettare precise norme. Chi effettuerà il servizio, infatti, dovrà rispettare le norme di sicurezza stradale, sul lavoro ed alimentari. I vani di carico dei veicoli e/o i contenitori isotermici devono essere puliti e a tenuta stagna e sottoposti a frequente sanificazione. I prodotti devono poi essere inseriti in ulteriori appositi contenitori (esempio buste di carta o di altri materiali) che devono restare integri durante il periodo di trasporto e consegna. Inoltre, chi svolge la consegna, deve essere dotato di attestato di sicurezza sul lavoro e HACCP (già in dotazione per chiunque lavori in un bar).

In caso di consegna di bevande alcoliche, l'operatore è anche responsabile delle verifiche che si attuano nella normale somministrazione di alcolici: divieto di vendita ai minori e persone in stato di ubriachezza, divieto di vendita al di fuori degli orari in cui è consentita la somministrazione di alcolici (anche in questo caso, le fasce orarie consentite variano su base comunale).

Un ulteriore aspetto riguarda il piano di autocontrollo che andrà modificato o integrato in alcune sue parti: alcuni dei materiali ed oggetti per contatto alimentare che andremo ad utilizzare per le consegne potrebbero non essere presenti nel nostro piano di autocontrollo; se usate buste sottovuoto, bottiglie o contenitori per il trasporto di alimenti che in precedenza non avete mai utilizzato, questi dovranno essere aggiunti al vostro manuale HACCP. Va inoltre verificato, attraverso il fornitore dal quale li avete acquistati, che questi materiali siano idonei al contatto con gli alimenti

Infine dovrete aggiornare la procedura di mantenimento, che consiste nella tempistica e nel controllo delle temperature che intercorrono tra la produzione e la consegna di un bene.

Fatto ciò sarai in regola con la normativa e potrai procedere serenamente ad effettuare le consegne ai tuoi clienti