SOPRAVVIVERE AL #CORONAVIRUS
IL SERVIZIO DI DELIVERY
Lo strumento per traguardare il lockdown oppure un'arma da strutturare per il futuro?
Per fronteggiare questa fase di lockdown in molti si stanno organizzando per effettuare consegne a domicilio dei prodotti principali della loro attività, che per i bar sono: vini e birre, magari artigianali, colombe e uova Pasquali, e per i più intraprendenti proposte di aperitivo "prêt-à-porter".

Nella maggioranza dei casi, questo servizio non era disponibile prima dell'avvento del Covid-19 e viene utilizzato solo come fonte di guadagno provvisoria, magari per riuscire a pagare i costi vivi (affitto, utenze).

Altre sì il servizio di delivery viene effettuato dallo stesso gestore, per evitare di aggravare ulteriormente il già scarno conto economico con ulteriori costi di personale.

Quello che in pochi stanno facendo è organizzarsi per mantenere attivo il servizio anche alla riapertura delle attività, convinti che terminato il "coprifuoco" tutto tornerà rapidamente come prima.

Da imprenditori, il nostro ruolo ci impone di considerare tutti gli scenari peggiori: chi l'ha fatto due mesi fa, non è stato impreparato in questa emergenza. Se invece non l'abbiamo fatto, ricadere nello stesso errore sarebbe imperdonabile, non tanto a livello morale, quando per le finanze della nostra azienda.

Tra le possibili evoluzioni della guerra al Corona Virus dobbiamo quindi considerare la possibilità di una riapertura parziale e progressiva, molto dilazionata nel tempo, così come l'alternarsi di periodi di apertura a periodi di lockdown per un medio periodo (6/12 mesi), oppure ancora, nello scenario peggiore appunto, la possibilità che non avvenga un allentamento delle misure di contenimento per diverse settimane ancora.

Ecco perché il servizio di delivery non può essere più solo improvvisato, bensì andrà strutturato con procedure ben definite ed un conto economico previsionale dedicato: vanno ad esempio considerati attentamente i prezzi di vendita, compreso quello di consegna, che per forza di cose, devono tenere in considerazione i movimenti della concorrenza nel senso più ampio del termine. Se fino ad oggi abbiamo preso come riferimento i locali nel raggio di qualche centinaia di metri dal nostro, questo andrà sicuramente ampliato quantomeno a tutta l'area comunale, o comunque alla zona che riusciamo a coprire con le nostre consegne.

Se non l'abbiamo già fatto, anche pensare ad un numero di telefono dedicato ci permetterà di decidere quali momenti del nostro tempo dedicare alla ricezione degli ordini, e quali invece no (essere disponibili 24 ore su 24 non è mai consigliabile, soprattutto se ci stiamo strutturando nel medio-lungo periodo).

Anche preparare un -menù- o –listino prezzi- dedicato al servizio delivery è un attività indispensabile, magari approfittando del tempo a disposizione per cimentarsi con qualche software di grafica online gratuito.

Capitolo fondamentale riguarda la comunicazione del nostro servizio ed in questo caso è sconsigliabile il fai da te, a meno che non si sia provveduto in passato a creare un database clienti molto ampio e comprensivo di tutte le informazioni di contatto (e-mail, n. di cellulare). Sarebbe meglio valutare l'affiliazione ad un servizio apposito, dai più conosciuti (ma a pagamento), uno su tutti, Just Eat, alle neonate applicazioni gratuite (ad esempio iorestoacasa.delivery).

In ogni caso, è bene ponderare tutte le variabili e strutturare il servizio come un ramo indipendente della nostra attività a lungo termine. Quando l'emergenza sarà finita avremo quindi modo di decidere se mantenerlo oppure sospenderlo, e comunque saremo pronti ad affrontare qualsiasi evenienza.

Un piano d'azione semplice e concreto pensato dagli imprenditori di
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